In questo articolo mi propongo di tentare una chiarificazione dei confini del coaching con altre discipline, soprattutto con il counseling, la psicoterapia e il mentoring.

Il termine “confine” ha la sua matrice etimologica nella parola latina “cum-finis” o “cum-finem” che significa “che ha il confine in comune”. In comune con un altro territorio, evidentemente e il confine segna il termine, la conclusione, il limite, la frontiera, tra un territorio e un altro.

Parliamo quindi del coaching, del counseling, della psicoterapia e del mentoring come se fossero dei territori confinanti tra loro.

BUSSOLA_

 

Immaginando una bussola, a parte il nord dove sta il coaching, poiché è il nostro focus, negli altri 3 punti cardinali si potrebbe ipotizzare il confine con i 3 territori.

In particolare, a sud il mentoring, a est la psicoterapia e a ovest il counseling. Dei criteri che mi hanno ispirato la metafora dei punti cardinali, parlerò più avanti.

Parliamo un attimo di significati.

Se “coaching” vuol dire “allenamento”, “counseling” vuol dire “consultazione” e “mentoring” vuol dire “guida”, per “psicoterapia” la Treccani intende: “ogni forma di intervento terapeutico nei confronti di disturbi mentali, emotivi e comportamentali, impostato e condotto a termine con tecniche psicologiche […] con il fine di migliorare l’adattamento dei pazienti all’esistenza e alla realtà” (cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/psicoterapia/)

Nell’esercizio del coaching, non esistono gap da colmare, ma risorse del coachee da scoprire insieme, rinforzare e potenziare. Macro obiettivo di ogni percorso di coaching è quello di favorire l’autonomia e l’indipendenza da schemi autolimitanti del coachee. In particolare, nel coaching organizzativo è necessaria una specifica competenza che costruisca e sviluppi la relazione con la committenza aziendale e con il coachee. In questo, c’è già una grande differenza con counseling, mentoring e psicoterapia. E questa è la prima linea di confine. Anche l’allenamento al dare e ricevere feedback e a far convergere le energie del coachee sui risultati, ai fini di una maggiore efficacia nel ruolo attraverso lo sviluppo delle sue competenze, è un’altra linea di confine.

Il coaching, inoltre, non trasferisce competenze e abilità, ma individua, focalizza e potenzia quelle già presenti nel coachee ed è, quindi, un processo di scoperta e di allenamento.

Il counseling, invece, deriva dal verbo inglese “to counsel”, che, etimologicamente, risale dal latino “consulo-ere”, che si traduce in “consolare”, “confortare”, “venire in aiuto”. Quindi, possiamo dire che l’intervento di counseling lavora molto sul disagio e sul mettere a fuoco il “cosa”, cioè la difficoltà che in quel momento si presenta all’individuo. Mentre l’intervento di coaching si rivolge a come raggiungere maggior benessere, potenziando le risorse a disposizione del coachee e identificando un punto di partenza e un punto di arrivo.

Parlando, ancora, di psicoterapia possiamo dire che, chi si rivolge a questo tipo di intervento, cerca la soluzione ad un disagio, spesso cronico e antico. Vuole conoscersi meglio, vuole indagare in particolare alcuni aspetti di sé.

In termini di responsabilità, nella psicoterapia, l’esperto (colui che abbia una specializzazione di almeno quattro anni in una Scuola di Psicoterapia) è responsabile al 100% del lavoro con la persona; nel coaching, il coach è responsabile al 50% della richiesta (patto di coaching) e dell’attivazione delle risorse della persona. Nel counseling, il counselor è responsabile al 60-70% della domanda e della tipologia di intervento necessaria.

Infine, nel linguaggio comune, anche i destinatari dei 3 interventi vengono chiamati con nomi diversi: in psicoterapia troviamo i “pazienti”, nel coaching troviamo i “coachee”, nel counseling i “clienti/counselee”.

Entriamo, ora, nel confine a sud del coaching e, cioè, nel mentoring.

Il mentoring è una pratica che alcune organizzazioni attivano in modo sistematico, altre lo attivano al bisogno. Deriva dalla parola inglese “mentor” (“mentore”), apparsa, per la prima volta, nell’Oxford English Dictionary nel 1750.

Tuttavia, l’etimologia della parola “mentore” nasce dall’Odissea di Omero. Mentore, infatti, era amico e consigliere di Ulisse, fidatissimo, al quale quest’ultimo, prima di partire per Troia, chiese di prendersi cura di suo figlio Telemaco e di prepararlo per la successione al trono. Il Mentore di Omero ha la funzione di insegnante, guardiano e protettore che infonde saggezza e fornisce consigli. Nel Medio Evo percorsi di mentoring si trovano nelle professioni dei mercanti, artigiani e avvocati, per cui giovani apprendisti venivano affiancati ai “maestri” per tramandare i segreti della professione, attuando un vero e proprio “role modeling”. In letteratura ci riconduce anche alla figura di mago Merlino, come mentor di re Artù di Camelot.

Oggi il territorio del mentoring si configura come un confronto con un collega esperto che funge da modello e da punto di riferimento in azienda e che non è nella linea gerarchica del mentee/protegé. Il saggio “mentor” trasmette competenze necessarie allo svolgimento di un determinato ruolo, ma fornisce anche suggerimento e orientamento in caso di decisioni personali o professionali da prendere che riguardano il mentee/protegé. Si rivolge a giovani promettenti nel ruolo, che hanno probabilità di carriera e si sviluppa in un arco di tempo che può essere anche di anni.

Parlando di tempi, il coaching ha una durata mediamente di 8/10 incontri, con cadenza quindicennale o mensile; il counseling si sviluppa in pochi incontri (da 3 a 5/6); la psicoterapia di solito dura qualche anno e, solo in rari casi, alcuni mesi.

Rispetto alla metafora dei punti cardinali, mi viene naturale collocare il coaching al nord perché il nord, nella bussola, è ciò che dà la direzione e nel coaching, come abbiamo visto, è fondamentale impostare dei piani di lavoro per il raggiungimento di uno o più obiettivi. Quindi, se occorre orientarsi in qualche modo, a livello personale o professionale, è la bussola del coaching che ci permette di individuare la rotta.

Collocare il mentoring a sud, nasce dal fatto che è un territorio molto lontano dal coaching e dalle altre discipline, è forse quello che ha caratteristiche maggiormente differenti.

L’est della psicoterapia è collegato alla nascita di una solarità della persona che parte da un problema profondo, da un disagio o da una patologia e può, con la psicoterapia, rinascere a nuova vita.

L’ovest del counseling rimanda alla fine di un disagio, al tramonto di un problema, alla “morte” di una paura, o di un “mostro”, che permettono al cliente/counselee di stare meglio.

È chiaro che l’obiettivo di ognuno di questi territori è il benessere della persona, ma cambiano molto le modalità, il metodo, gli strumenti e l’approccio nel perseguirlo. Da qui l’importanza di chiamare ogni territorio con il suo vero nome, per non creare confusione soprattutto in chi non ha già, di partenza, una chiara idea del significato del nome di ognuno di questi territori.

In questo senso penso anche ai potenziali utilizzatori, che vorrebbero un aiuto ma non hanno chiaro a chi chiederlo, perché la confusione che ci segna come professionisti del settore, non illumina certo di chiarezza il potenziale utilizzatore del mercato.

Forse questo articolo non porterà la luce, ma rimane la metafora della bussola che orienta la ricerca di uno star-bene.

Emanuela Del Pianto

Responsabile Ricerca e Vicepresidente di AICP

 

Bibliografia di riferimento

  • Borgogni, L., Petitta, L., (2003), Lo sviluppo delle persone nelle organizzazioni. Goal setting, coaching, counseling, Carocci Editore, Roma
  • Del Pianto, E. (2009), Coaching e Team Coaching, Milano: Franco Angeli
  • Del Pianto, E. (2011), Il Piano di sviluppo nel Team Coaching, Milano: Franco Angeli
  • Di Fabio, A. (1999) Dalla teoria all’applicazione, Firenze: Giunti
  • Edelstein, C. (2007) Il counseling sistemico pluralista: dalla teoria alla pratica, Trento: Erickson
  • Giusti E., Taranto R. (2004) Super coaching. Tra counseling e mentoring, Sovera Edizioni
  • Varriale, L. (2008), Il mentoring nell’organizzazione aziendale, Giappichelli

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