Le parole chiave che per me e Giacomo Pisaroni, mio compagno in questa avventura, rappresentano al meglio questo percorso sono simmetria e creatività.
Simmetria tra noi coach, che siamo entrati da subito in questo progetto ponendoci con rispetto l’uno verso l’altro, trovando nel collaborare in aula un punto di equilibrio, di ‘non fatica’, sfruttando in maniera molto naturale le complementarietà pur mantenendo le individualità.
Simmetria tra noi coach e i ragazzi della classe che, sebbene all’inizio fossero un po’ timorosi di perdere le poche certezze conquistate (“il vostro lavoro è bellissimo, ma pericoloso!”), si sono sempre mostrati attenti e partecipi, disposti a mettersi in gioco, affidandosi a noi e ai compagni stessi, che spesso hanno fatto da specchio e da motivatori.
Di creatività abbiamo parlato spesso nei nostri incontri con la classe, lavorando attraverso il simbolismo delle immagini, riscontrando però la fatica di molti che riuscivano a vedere l’immagine solo nel suo aspetto descrittivo. Dove non sono arrivate le immagini, sono però arrivate le domande potenti, strumento per eccellenza di ogni coach, e nel momento in cui gli abbiamo chiesto di ‘affacciarsi’ da una finestra virtuale i ragazzi hanno preferito le parole per esprimere al meglio se stessi.

Una delle Visual Board realizzate dagli studenti

Abbiamo fornito loro metodi e strumenti diversi, facendo passare il messaggio che essere creativi non significa ‘saper disegnare’ o fare ‘cose artistiche’, ma riuscire ad applicare metodi noti e ad usare strumenti propri di altri ambiti per risolvere un problema nuovo.
Siamo due ‘alternativi’ e come tali ci siamo posti con i ragazzi: non abbiamo indossato una divisa, né tantomeno abbiamo recitato un ruolo… siamo stati noi stessi, col nostro modo di fare Coaching. Avevamo, molto umanamente, i nostri pregiudizi nell’entrare in un ambiente così strutturato ma, grazie al rapporto empatico che si è creato tra noi due e tra noi e i ragazzi, questi pregiudizi sono stati smentiti e, come sempre, uscire dalla zona di comfort è stata per ognuno di noi fonte di arricchimento personale e professionale.

Caterina Pisano

One Response to Fuori dalla comfort zone: due coach alternativi tra i banchi della Scuola Militare Teulié
  1. Grazie del vostro contributo. Lavoro notevole


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