Alle origini del Coaching: Storia e Fondamenti

Il significato della parola inglese coach è sia cocchio, un mezzo per andare da un luogo a un altro, che allenatore/insegnante.
Il coaching integra i due concetti: è un mezzo per andare da un luogo a un altro, per raggiungere una condizione desiderata a partire da quella attuale, attraverso un percorso di allenamento.

Il coaching ha una natura multidisciplinare, che riunisce in sé principi e contributi della filosofia classica, dell’ambito sportivo, dell’ambito del management aziendale, della psicologia cognitiva e umanistica, fino alla psicologia positiva, accomunati dall’impegno nel miglioramento dell’individuo e del suo benessere.

Le radici millenarie del coaching: Socrate e la Maieutica

Possiamo considerare Socrate come il ‘Padre Ispiratore’, l’antesignano, del Coaching. La maieutica (che significa arte della levatrice), da lui fondata, è in sintesi l’arte di far venire alla luce, attraverso il dialogo, ciò che è già proprio della persona, la consapevolezza della verità che è già dentro di lui. Proprio come una levatrice il filosofo di Atene intendeva “tirar fuori” all’allievo pensieri assolutamente personali, a differenza di quanti volevano imporre le proprie vedute agli altri con la retorica e l’arte della persuasione. Socrate filosofava con le persone dialogando e ponendo loro domande, anziché facendo discorsi e tentando di convincerle, interrogava i suoi interlocutori stimolandoli a una continua crescita nella conoscenza, senza mai forzare o suggerire risposte.

Allo stesso modo il coach non giudica, non dà consigli né ricette, ma ascolta con mente aperta affiancando il cliente per far emergere verità e consapevolezza personale.


Tim Gallwey: il gioco interiore

Quasi 2.500 anni dopo Socrate un professore universitario di Harvard, nonché giocatore e istruttore, Tim Gallwey, pubblica un libro, The Inner Game of Tennis, a seguito del quale verrà considerato unanimemente il Pioniere del Coaching.

Il concetto centrale del libro: ‘L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che abbiamo dall’altra parte della rete’ segna una rivoluzione nel mondo e nelle tecniche dell’allenamento sportivo, portando in primo piano la necessità di tenere conto degli ostacoli personali interni e di sviluppare la fiducia nelle proprie capacità di apprendere in modo naturale dalla propria esperienza diretta. Solo riconoscendo e minimizzando le interferenze interne e rafforzando la propria autoefficacia l’atleta può esprimere una performance ottimale.

Ancora una volta al centro del metodo troviamo la capacità della persona di esprimere, estrarre da dentro se stesso, la propria verità in termini di potenzialità e performance.

L’ approccio di Gallwey è sintetizzato nella formula:

 POTENZIALE                 –

 INTERFERENZE            =

 PRESTAZIONE 


Sir John Whitmore: allenare i manager all’eccellenza.

John Whitmore è un ex pilota di automobilismo diventato poi consulente aziendale. Molto colpito dal libro di Gallwey, collaborò inizialmente con lui alla diffusione del coaching in ambito sportivo, sviluppando successivamente una rielaborazione del metodo dedicata al mondo del business, che mette al centro lo sviluppo delle potenzialità della persona più che la limitazione delle interferenze.

Il metodo GROW (Goals, Reality, Options, Will) è stato illustrato in un libro uscito nel 1992 “Coaching for performance”, che è tuttora il libro sul coaching più venduto al mondo. Strumento centrale del metodo sono le cosiddette domande efficaci che il coach pone al cliente, come mezzi per stimolare la consapevolezza della situazione, degli obiettivi, della determinazione, degli ostacoli, eccetera.

 Goals 

 Reality 

 GROW 

 Options 

 Will 

 


Martin P. Seligman & Co – La fantastica missione

 Emozioni Positive 

 Significato 

 Coinvolgimento 

 Relazioni Positive 

 Realizzazione 

 

Sono questi, secondo Martin Seligman, i cinque aspetti che rendono la vita degna di essere vissuta, dei veri e propri parametri sui quali misurare il proprio benessere e quello della società.

Martin P. Seligman, psicologo statunitense, già presidente dell’American Psychological Association, è il co – Fondatore, insieme a Christopher Peterson, della psicologia positiva, che ha dato un contributo essenziale allo sviluppo del coaching.

Secondo Seligman la psicologia, che si è occupata quasi esclusivamente del malessere e delle patologie, deve dedicare pari attenzione agli aspetti positivi dell’esistenza umana: emozioni piacevoli, potenzialità, virtù e abilità dell’individuo.

L’enfasi sul ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità dell’individuo rappresenta un autentico capovolgimento di prospettiva: si privilegiano interventi finalizzati alla mobilizzazione delle abilità e risorse della persona, anziché alla riduzione o compensazione delle sue limitazioni. Inoltre, la prospettiva eudaimonica porta l’attenzione sulla relazione tra benessere del singolo e sviluppo della collettività, tema quanto mai caldo in questo momento storico. Riprendendo la rivoluzione teorica della Psicologia Umanistica di Abraham Maslow, Seligman ha coordinato una ricerca assolutamente originale: psicologi, filosofi, sociologi di ogni parte del mondo hanno collaborato per identificare e classificare le virtù universali e le potenzialità personali riconosciute come comuni a tutte le popolazioni e culture, sia storicamente che ai nostri giorni. La psicologia positiva, e il lavoro di Seligman e Peterson sulla classificazione delle virtù universali e delle potenzialità personali (personal strenghts), hanno arricchito il metodo del coaching in modo determinante, soprattutto dal punto di vista teorico.