Lavorando a fianco di imprenditori e manager impegnati a guidare aziende di famiglia si comprende quanto sia importante riuscire ad accrescere costantemente la loro capacità di leadership per ottenere il meglio dai collaboratori e per raggiungere più facilmente i loro obiettivi.
E’ anche vero che la “pressione” esercitata dell’operatività quotidiana e della gestione contingente degli imprevisti rischia, a volte, di far perdere la visione d’insieme dell’azienda e del business rallentando l’attuazione della strategia definita in precedenza con molta cura. In fondo l’obiettivo prioritario per un’impresa familiare riguarda sostanzialmente la definizione della propria strategia di sopravvivenza e crescita nel tempo integrata da un piano che possa garantire la prosecuzione imprenditoriale pluri generazionale.
Oggi l’esperienza ci conferma che i pre-requisiti essenziali per avviare una buona strategia aziendale sono la presenza di una forte leadership in azienda, il lavoro di squadra diffuso ad ogni livello e basato su valori condivisi, la separazione tra i due mondi “famiglia” e “Impresa”. Non tener conto di questi elementi potrebbe porre l’azienda familiare in una situazione di forte debolezza durante l’implementazione di un percorso strategico vincente.
In relazione a queste considerazioni di base è bene allora partire da tre suggerimenti utili per un approccio più efficace da parte dell’imprenditore o del familiare/manager nel guidare al successo la sua impresa familiare:
1) lasciare i problemi del lavoro in azienda – evitare di trasformare il pranzo o la cena in un consiglio di amministrazione senza fine! Un buon leader è consapevole che l’attuare una separazione netta tra impresa e famiglia sia alla base per condurre un’attività di successo in pieno equilibrio con una vita personale appagante e senza stress.
2) accettare e favorire il cambiamento – l’ingresso delle nuove generazioni in azienda porterà nuovi stimoli e nuove idee. A volte non c’è migliore soluzione ai problemi che quella di integrare una nuova idea ad una vecchia abitudine ormai consolidata in azienda. Un’apertura verso il cambiamento potrebbe essere proprio quello che serve per dare un nuovo impulso all’attività, favorendo nel contempo la costruzione ed il consolidamento di una squadra di lavoro forte e coesa ed una convivenza generazionale positiva.
3) avere un “consigliere” di fiducia – vivere ogni giorno le problematiche legate all’impresa familiare può essere davvero impegnativo e richiedere molta energia, soprattutto emotiva. E’ importante dunque per l’imprenditore o il manager poter far riferimento ad una persona esterna all’impresa ed alla famiglia in grado di proporre una visione imparziale delle varie situazioni e fornire indicazioni essenziali per lo sviluppo della leadership nel suo complesso (ruolo, competenza sociale, gestione del cambiamento, competenza comunicativa, competenza metodica).
Questa ultima funzione potrà essere svolta in modo efficace anche da un business coach esperto (o meglio ancora da un “family business coach”) che potrà rilevarsi di grande aiuto nella gestione della vita dell’impresa familiare e della vita dell’imprenditore o del manager. Un coach sarà in grado infatti di far identificare al cliente (coachee) le competenze necessarie per gestire al meglio i problemi, aiutarlo nel mettere meglio a fuoco la propria visione, supportarlo nel risolvere positivamente gli eventuali conflitti, ritrovare una motivazione un po’ assopita. Un “allenatore” può aiutare inoltre ad attraversare con metodo e razionalità il “campo minato” della delicata fase del passaggio generazionale, ad esempio affiancando i figli (nuovi imprenditori) lungo un percorso specifico che avrà il fine di accrescere la loro consapevolezza sugli aspetti essenziali del ruolo che andranno a ricoprire, far acquisire nuove competenze, affinare il loro stile di leadership.
L’azienda di famiglia è una tipologia d’impresa con caratteristiche uniche. Coesistono al suo interno forti legami affettivi (sia aziendali che familiari), questi legami portano a sviluppare nel lungo periodo un forte livello di fiducia e di comprensione reciproca tra imprenditore e collaboratori che non ha eguali in altri tipi di aziende e organizzazioni. In presenza di queste condizioni un coach in azienda può certamente aiutare familiari e collaboratori a “riallineare” i loro valori ed i vari sistemi di relazione familiari e aziendali in modo che queste relazioni si rafforzino reciprocamente creando un sistema virtuoso di crescita e di buona governance dell’impresa.
In quali occasioni può essere utile il supporto di un business coach all’interno di un’impresa familiare? Sono molte i tipi di intervento possibili, ma certamente la presenza è utile quando:
A) è evidente una certa difficoltà nel trasmettere a collaboratori e familiari il know-how, la visione e gli obiettivi dell’imprenditore;
B) i figli, anche se non più giovanissimi e già con alcuni anni di presenza in azienda, non hanno ancora un ruolo ben definito all’interno dell’organizzazione (ruoli “jolly”) e faticano a fare in modo che il loro contributo (a volte anche innovativo) sia riconosciuto dai familiari e dai collaboratori dell’azienda;
C) l’imprenditore e la famiglia imprenditoriale non riescono ad individuare il nuovo imprenditore/leader del futuro (anche sostenuti dalla convinzione che “i figli sono tutti uguali”)
D) esistono da troppo tempo conflitti tra familiari, manager e collaboratori.
E) occorre ripensare velocemente il business per indirizzarlo verso nuove opportunità o per adeguarlo alle mutate condizioni economiche generali, di settore, locali.
Inoltre, sempre più di frequente, il coach integra con la propria competenza specialistica il team di consulenti aziendali chiamati ad intervenire in progetti complessi di impostazione strategica e di riorganizzazione e risanamento dell’azienda.

One Response to Come un coach può aiutare le Imprese Familiari
  1. A questa utile e chiara analisi, per esperienza diretta aggiungo che il problema della non separazione dell’ambiente di lavoro da quello familiare disturba le relazioni in azienda creando disagi anche nei collaboratori. Il coach può intervenire nella sfera della comunicazione facendo emergere la consapevolezza che i modi, le abitudini, le parole non dette o dette male deteriorano il clima aziendale al pari di un problema legato al prodotto o al servizio, ripercuotendosi alla fine sulla soddisfazione del cliente. Il coach può intervenire singolarmente con i componenti familiari del top management costruendo per ciascuno un percorso di autorealizzazione nelle sfere dell’autonomia, soprattutto per i figli, della competenza, possibilmente valorizzando il ruolo del maestro padre o madre, e delle relazioni, fondate su una chiara e condivisa visione e capacità di comunicare. Grazie.


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