Il termine competenza etimologicamente risale al latino cum-petere, che vuol dire far convergere ad un medesimo punto, mirare ad un obiettivo comune.

L’aggettivo competente, inoltre, ha come matrice il Diritto Romano che lo definisce come la qualità di un individuo responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato. Questi significati ci fanno riflettere sul fatto che le organizzazioni hanno bisogno di persone che dimostrino le loro attitudini e capacità attraverso il loro comportamento e la loro motivazione intrinseca per convergere verso un obiettivo comune. L’attualità di questa esigenza è espressa non solo dalle aziende italiane ma europee e, addirittura, internazionali/globali. Ciò è dimostrato anche da una recente ricerca McKinsey (2014) dalla quale emerge che le soft skills sono indubbiamente le più necessarie per l’evoluzione e lo sviluppo aziendale.

Per questo motivo il focus delle aziende sia in fase di selezione all’ingresso che di crescita o riqualificazione interna delle risorse è sulle soft skills che qui di seguito chiameremo competenze trasversali attuali come descritto nella figura.

modello competenzeE. Del Pianto 2008

 

Queste competenze riguardano il “saper essere” e cioè le attitudini personali, frutto di una integrazione esperienziale e personalizzata del sapere acquisito e del “saper fare” maturato, in un equilibrio virtuoso. Per “sapere” intendiamo le competenze di base tecnico/professionali, il know how, mentre per “saper fare” intendiamo le competenze realizzative direttamente collegate alle prestazioni efficaci. Attraverso i diversi metodi di selezioni e/o di valutazione del potenziale, ad esempio l’Assessment Center, si vanno ad individuare proprio i comportamenti e la motivazione indicativi del “saper essere” come l’abbiamo qui inteso.

Le competenze trasversali attuali possono essere potenziate o talvolta anche “liberate” attraverso il Coaching individuale. Il Coaching, in quanto allenamento all’auto efficacia, promuove una maggiore consapevolezza di se stessi ed una padronanza nell’utilizzo di risorse personali efficaci (saper essere). Talvolta tali risorse sono compresse o poco note alla persona stessa che, invece, con la guida di un Coach può traguardarne la “liberazione” e un funzionale utilizzo per sé e per l’azienda.

Ma in azienda ogni singola persona si trova a dover coniugare il proprio “saper essere” anche al “saper divenire”. L’attuale velocità dei cambiamenti, l’esigenza di continua innovazione e il cimentarsi con mercati globali sempre più competitivi, richiede una capacità di adattamento, flessibilità e rinnovamento da parte dei lavoratori senza le quali le aziende collasserebbero. E non basta neanche questo! L’apertura di mercati in ogni parte del globo, l’interculturalità del business e la necessità sempre più diffusa di lavorare per progetti, rendono più che auspicabile, necessario il “saper stare insieme”, inteso come gestire le diversità, apertura al confronto e teamwork.

Possiamo definire queste ultime due macro aree: “saper divenire” e “saper stare insieme” come degli insiemi di competenze “trasversali potenziali” che sono peraltro, anche potenziabili. Il team e group coaching si rivela una metodologia molto efficace per sperimentare in team l’empowerment che la risorsa gruppo può veicolare.

Aumentano, attraverso il processo di un coaching in team, tutte quelle potenzialità sociali che diventano, al termine del percorso di coaching (in pochi mesi), una realtà sia per il singolo, che per il team, che per l’azienda. Il patrimonio acquisito dal singolo e dal team è dinamico a seconda delle circostanze e comporta l’utilizzo consapevole di strumenti acquisiti nel percorso di coaching. Varieranno le situazioni ma si saprà come affrontarle socialmente e serenamente!

Per l’azienda questo patrimonio è un valore che si rigenera continuamente e le consente di percorrere una rotta definita con un equipaggio forte.

Mariateresa Arcidiaco

Presidente AICP