Uno dei primi bivi di fronte a cui ci si trova quando si opta per un consulente a cui rivolgersi per risolvere un problema o raggiungere un obiettivo è: coach o altro tipo di consulente?
La scelta non sempre è immediata, in quanto come prima cosa bisogna sapere cosa fa ciascun consulente (usiamo impropriamente questo termine per sintesi, in modo da accomunare tutte le figure di aiuto e supporto, psicologi, psicoterapeuti, counsellor, consulenti) e quindi quando affidarsi all’uno, piuttosto che all’altro.
Vediamo in breve alcuni “paletti” che possono aiutare nella scelta, chiarendo subito che quelle che seguono sono necessariamente generalizzazioni e sintesi che richiederebbero ciascuno i propri distinguo da caso a caso.
Innanzitutto, la prima distinzione andrebbe fatta tra OBIETTIVI e PROBLEMI. Se la persona interessata ha degli obiettivi da raggiungere, delle mete da conseguire, dei miglioramenti da apportare al proprio comportamento, stile di vita, modo di pensare, ecco che il coaching può essere la disciplina giusta. Infatti il coach lavora con chi ha obiettivi, con chi vuole migliorare, vuole far emergere nuovi modi di pensare e quindi di agire, vuole liberare le proprie potenzialità. Ok, molti potrebbero dire, ma il non riuscire a pianificare, programmare e quindi raggiungere una meta è anche un problema. Vero, la differenza è che lo sguardo è rivolto sul futuro e il problema è una conseguenza della mancanza di strategie funzionali. Come dire: se ho un problema, un disagio, voglio risolvere quello punto e basta. Se ho un obiettivo e non riesco a raggiungerlo, il problema è che non riesco a raggiungere l’obiettivo, non mi basta rimuovere il problema, voglio realizzare la meta. Se lungo una strada trovo un albero caduto che mi sbarra la strada, questo è un ostacolo, un problema; non mi basterà rimuoverlo per essere soddisfatto, voglio raggiungere la località prefissata per essere soddisfatto. S neon so come rimuoverlo, mi serve una strategia, ecco che il coach fa al caso. Se invece sono particolarmente ansioso per ogni cosa, allora avrò il desiderio di risolvere questo stato, e qui ci vuole uno psicoterapeuta che cura il disturbo; il miglioramento della qualità di vita ne sarà la logica conseguenza. Ecco, più o meno questa è la distinzione.
Laddove, dunque, si parli di sofferenza, di patologie, e più in generale di tutto ciò che ha un effetto invalidante sulla propria vita, riducendone il livello di qualità, allora richiederà un intervento dello psicologo o psicoterapeuta, che hanno una funzione curativa, terapeutica, appunto. Il counselling è poi un’altra cosa ancora: non cura, bensì lavora sul disagio emotivo principalmente, fornendo un supporto.
Come prima sintesi possiamo allora dire che: il coaching guarda esclusivamente al futuro e non al passato; il coaching non cura; il coaching lavora sulle potenzialità della persona, sul fornire nuovi approcci mentali, nuove strategie di pensiero e operative. Il coaching lavora sulla crescita personale e professionale.
Nelle aree business, job, career, team, corporate, executive, diciamo che i dubbi non sorgono, sono aree che si prestano per definizione all’intervento di coaching.
È nel life, invece, che il dubbio può sorgere. Come primo parametro possiamo individuare quello QUANTITATIVO: una difficoltà, un disagio, un’ansia di per sé non manifesta un disturbo patologico se non diventa invalidante, se cioè non incide sulla vita della persona impedendogli lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Non siamo psicologi, quindi non ci addentriamo in questa sede in più approfondite analisi che, invece, caso per caso vanno fatte, in modo da essere sicuri di rivolgersi al professionista giusto.
Il coach dovrebbe avere molto chiari i confini tra coaching, counselling, psicoterapia e consulenza. Il coach, inoltre, non è un consulente classico, perché non suggerisce soluzioni, le fa emergere come in un processo maieutica, dal coachee attraverso le domande strategiche.
A sua volta il cliente (coachee) è utile che si informi, che incontri preliminarmente più di un professionista rivolgendogli le domande utili a chiarirsi le idee, in modo da poter scegliere a ragion veduta.
Non si offenda, infine, il cliente laddove il professionista a cui si è rivolto lo indirizzi da altri professionisti più in linea con il tipo di intervento necessario; questo sarà, al contrario, sintomo di grande professionalità e maturità del coach. Meglio diffidare, invece dei tuttologi, di chi pur di non perdere il cliente si inerpica in territori non propri.
Nel caso di dubbio, rivolgete sempre le vostre domande ad AICP dove vi potranno essere fornite risposte serie e competenti che possano indirizzarvi verso il tipo di professionista adatto.
Un ultimo consiglio: investite tempo nella vostra crescita, sarà il miglior investimento!
Mario Alberto Catarozzo
@MarAlbCat