Un percorso di sei incontri di due ore.

Una classe di tredici studenti dell’ultimo anno della Scuola Militare Teulié.

Un’opportunità per loro, un privilegio per noi.

Loro

Un cammino insieme, per scoprire cosa davvero vogliono fare, alla fine dell’ultimo anno scolastico, tredici ragazzi di diciassette anni, attraverso la consapevolezza dei loro sogni, valori, punti di forza e attitudini e per capire se ciò che si apprestano a scegliere per il loro futuro è in linea con tutto questo.

Insieme per fare chiarezza, per eliminare una confusione, che altrimenti li può portare a iscriversi a quattro o cinque concorsi, a volte uno agli antipodi dell’altro. Decisione che non permetterebbe loro di focalizzarsi adeguatamente sullo studio per affrontare, preparati, la maturità.

Una scuola, in cui disciplina e ordine sono all’ordine del giorno, anzi, sono la vita di tutti i giorni.

Il timore iniziale era di trovare giovani un po’ ingessati nel proprio modo di vivere, nelle proprie convinzioni, nella propria percezione della realtà: bianco – nero. Timore che, invece, si è sciolto fin dal primo incontro: un arcobaleno di colori, ragazzi aperti, che si sono messi in gioco, chi un po’ di più, chi più guardingo, che hanno sperimentato gli strumenti proposti con sorpresa e curiosità e a volte, ci sta, con un po’ di scetticismo, che forse, semplicemente mascherava un timore, timore di lasciarsi andare, di scoprire, di scoprirsi. Sei incontri sono pochi per esplorare ogni punto.

Tredici ragazzi che hanno applicato, chi più, chi meno, l’accoglienza: ci hanno accolto sempre con educazione e gentilezza, l’ascolto, pur con il rischio cellulare che incombeva sempre, l’alleanza, permettendosi un’opportunità e l’autenticità, un po’ velata il primo giorno, poi sempre più reale.

Un viaggio insieme, seppure breve, alla scoperta del porto “Chi sono”, la presa di coscienza di sé, dei propri valori, del proprio sogno per poi veleggiare verso la consapevolezza dei reali interessi, dei bisogni e giungere alla verifica se la rotta tra essi e i propri punti di forza e gli obiettivi corrispondesse, fosse in linea. Per poi finalmente arrivare ai porti “Chi voglio davvero diventare” e “Cosa devo fare per riuscirci”.

Creatività, pensiero laterale, definizione degli obiettivi, per raggiungere, infine, il porto del “Piano di Azione”. Porto che racchiude sogno, speranza, obiettivo a lungo termine che si srotola in una serie di sotto obiettivi a breve e medio termine, tempistiche, monitoraggi e priorità. Da cui i ragazzi, ognuno come un vascello, sono ripartiti per il loro nuovo viaggio.

Un’esperienza che ha lasciato loro una nuova consapevolezza e degli strumenti che li potranno aiutare anche nel futuro e a me, sempre di più, la convinzione che uno strumento tanto importante nel coaching, la maieutica, sia ciò che permette davvero di far emergere da ogni essere umano ciò che lo rende più speciale e unico.

Noi

Dieci compagni di viaggio, durante il quale abbiamo condiviso idee, lavoro ed emozioni.
I feedback ricevuti, ad alcuni mesi di distanza, ci hanno confermato la buona riuscita del percorso e questa è la cosa più importante, insieme all’esperienza vissuta insieme noi coach.

Grazie a tutti, coach e coachee, perché, come sempre in ogni percorso, da tutti e da tutto si apprende e a tutti e a tutto si dà.

Michela Serramoglia

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