La prima sfida è stata decidere che questo poteva essere l’argomento del nostro evento, in un territorio dove concretezza, risultati visibili e misurabili, lavoro e fatica sono concetti familiari, mentre le parole felicità e gratificazione sono pronunciate con imbarazzo.

Noi coach, seppur ormai allenati nel nostro quotidiano, ci siamo comunque chiesti come avremmo potuto cogliere l’interesse dei nostri interlocutori e, molto concretamente, (facciamo parte di questa cultura) come avremmo lasciato la nostra impronta cominciando con il riempire la sala dell’evento.

Così abbiamo iniziato a lavorare, e non è stato difficile trovare tutti insieme la risposta: teoria, pratica, torte, bibite, pubblicità, ospiti, interviste, scontrini (pochi per favore), mail, SMS…tutto ciò e molto altro ci ha uniti fino a venerdì 26 maggio, quando, nella prestigiosa sede del Polo Tecnologico di Pordenone siamo andati in onda in diretta e …buona la prima!

La strategia che abbiamo messo in atto è scienza nota ed è il punto di forza del coaching: teoria e prassi che si incontrano e lasciano un messaggio potente ma soprattutto personalizzabile e utilizzabile nella vita di ognuno, questo era il nostro obiettivo, per questo abbiamo lavorato e, dai primi feeback ricevuti, possiamo dire raggiunto.

Il cuore della nostra primavera è stato aver invitato a raccontare la loro esperienza persone “normali”, di età ed esperienze professionali eterogenee, con le quali il pubblico ha potuto autenticamente identificarsi senza la distanza che si crea tra “palco e realtà” (cit. Ligabue) quando incontriamo si persone molto positive ma troppo distanti dal nostro quotidiano. Persone normali quindi, che nel realizzare il loro sogno hanno fatto qualcosa di extra-ordinario e ci hanno raccontato come.

Abbiamo annullato tutti gli alibi dando alle persone in sala un primo strumento per iniziare a costruire la propria visione lì con noi, per avere la possibilità di chiedere e condividere dubbi ed idee.

Siamo stati autenticamente noi stessi ed abbiamo agito per ciò che siamo: coach. Ciò che di extra-ordinario ci ha visti protagonisti è che abbiamo agito insieme, come strumenti diversi che suonano insieme la stessa melodia senza stonature.

Il CC FVG nella primavera del 2017 ha aperto un pensiero nuovo nel territorio regionale, ha rafforzato la propria identità attraverso il riconoscimento e l’utilizzo delle differenze.

Abbiamo anche scoperto che una delle potenzialità del nostro CC è l’ironia, fondamentale alleata per superare gli ostacoli, le divergenze, i timori.

Vogliamo dircelo e dirvelo, proprio perché non ci viene facile: siamo stati bravi e siamo orgogliosi di noi stessi, pronti a far crescere il nostro gruppo e la consapevolezza del coaching nella nostra regione. Del coaching AICP.

 

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